Elettra ed Edipo a Colono, INDA 2025, la doppia recensione delle due tragedie stagionali INDA 2025.

Con questo primo post inizio la pubblicazione delle mie personali recensioni delle due tragedie che ogni anno INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) mette in scena ogni primavera presso l'anfiteatro greco del Parco della Neapolis di Siracusa.


Edipo e Antigone. Quadro di Head Guy, 1760/1800, Accademia Nazionale di Belle Arti di Parma

Foto: Catalogo Generale dei Beni Culturali


Elettra sulla tomba di Agamennone. Quadro di Frederic Leighton, 1869, collezione privata

Foto: Pubblico dominio



Le opere: Elettra ed Edipo a Colono.

La produzione di Elettra da parte di Sofocle è databile al 420 a.C. e riprende da una prospettiva nuova le vicende della all’epoca famosissima trilogia tragica degli Argivi di Eschilo. Il contesto sociale è quello della crisi della egemonia ateniese nonché di lutto per la scomparsa di Euripide. Edipo a Colono è stata messa in scena per la prima volta dopo la morte di Sofocle nel 401 a.C. Sofocle scrive Elettra da anziano, a 90 anni, ed Edipo a Colono ancora dopo. Edipo a Colono è il secondo capitolo di una trilogia, di cui però Sofocle scrisse prima il capitolo finale (Antigone). Edipo è un personaggio molto famoso da una prospettiva pop, infatti è l’uomo che ha risolto il terribile indovinello della Sfinge, anche se negli eventi narrati nelle tragedie questa avventura è solamente accennata.

Elettra è la storia di una adolescente che odia sua madre, il nuovo marito della madre e sua sorella, in pratica odia la sua famiglia che vive con lei, e in modo iperbolico racconta la condizione di una adolescente in aperto conflitto con i genitori.  Edipo a Colono è la storia di un anziano che dopo una vita di odio per i genitori e i figli trova un respiro di pace, ma anche Edipo nutrirà odio per i figli maschi per tutta la vita, compensato dall’amore per le figlie femmine. Elettra parla della famiglia reale di Tebe, Edipo a Colono di quella di Argo in contraddizione con Teseo re di Atene e Colono.

Per questo adattamento di Elettra, lo staff artistico si è servito della consulenza del Professore Massimo Cacciari. Del Professore è apprezzabile l'apporto consapevole che oggi guardiamo la tragedia da infrastrutture che all'epoca della sua creazione non esistevano. Oltre un secolo di psicoanalisi ha traviato il modo in cui giudichiamo i personaggi. Elettra è un personaggio contraddistinto dalla totale assenza del senso della misura. Soffre e odia smisuratamente. Condizione non dettata dal profilo psicologico o propensione di animo come un personaggio moderno. La condizione di Elettra è dettata dall’azione drammatica necessaria, il fare che decide, rompe, spezza, ogni continuità.

Questa Opera è una porzione della tragedia degli Atrivi, saga che impone una sequela di azioni ai personaggi. La strage è necessaria? È necessario che ad azioni tremende seguano azioni tremende? È necessario per essere devoti agli dei uccidere per compensare l’omicidio?

Anche Euripide scriverà Elettra, una Elettra in cui Oreste è carico di dubbio sul responso di Apollo e quindi sul matricidio. Una interpretazione critica della vicenda in chiave sofista. Non è sofista e non dubita Elettra di Sofocle. Ogni dio sembra avere una sua giustizia. Elettra non dubita che la sua giustizia sia sacra.  Elettra non si lamenta, è ferma, attende la vendetta, ha tempo che però è paradossalmente immobile. Il coro esorta Elettra a confidare nel tempo che sanerà le ferite. 

Elettra è smisurata nella sete di vendetta, e non dispera mai della vendetta, che è certa sarà inflitta a sua madre Clitennestra. Elettra vuole uccidere da sé stessa sua madre, malgrado l’invito a dissuadere di sua sorella Crisotemi. In questa attesa è convinta di compiere dike, cioè un’azione giusta, vendicare il padre massacrando la madre, consapevole di essere fiume di furia. Elettra non può essere saggia, deve compiere feroce vendetta, trasudante ira. Tanto che Oreste stesso deve calmarla. Oreste e il pedagogo calmano Elettra, ne temono il furore, è una menade della vendetta, a rischio anche di tradire il complotto al re e alla regina.

Sia Antigone che Elettra sono figlie del padre, la madre ha scarsa considerazione, entrambe hanno una vita legata al padre morto. Sono entrambe sole. Elettra si definisce sola, sigillata, respingente delle consolazioni. Antigone è senza figli e senza marito. In entrambe accanto alla solitudine c’è il desiderio di incontrare il fratello.

La filia esiste anche tra Elettra e Clitennestra, si maledicono ma riconoscono il loro rapporto. Una madre che non è madre ma di cui è comunque figlia. Le due si assomigliano, la furia di Elettra per l’omicidio è la stesso di Clitennestra quando ha indotto all’omicidio di Agamennone, realizzando il patricidio. Clitennestra ha atteso vendetta per 10 anni, oggi Elettra attende. Non sono semplici nemiche, sono parenti. Elettra attende insonne come una condannata a morte. Elettra onora sua madre, rivendica di aver appreso l’arte dell’inganno dalla sua stessa madre. Clitennestra è una grande figura, perché è nemica ma non può odiare, odiava il marito ma non i figli.

Parlando di Edipo Colono, nel capitolo precedente, Edipo aveva lasciato Tebe dopo essersi accecato per non sopportare più la vista. Lo ritroviamo molti anni dopo anziano mendico a Colono. Edipo è ancora pieno di potere, e adesso che è vicino alla morte è diventato involontariamente ancora più politico, caricato di potere pacificatore, il suo corpo diventa quindi assetto bellico indispensabile per le parti in guerra. Il dolore esiste ancora in Edipo, ma lui è cresciuto, la sua fama lo precede, chi lo riconosce lo teme per le terribili gesta che ha compiuto e subito. La maledizione di Edipo non finisce con lui, ma coinvolgerà anche la sua progenie. 

In Edipo Re vediamo Edipo come una vittima tragica, è responsabile e la sua ira e impetuosità lo conducono a una condizione anche peggiore della morte, prende decisioni affrettare e sbagliate, trascura la saggezza di Tiresia, in Edipo a Colono, gli anni di vagabondaggio hanno funzionato da terapia e finalmente Edipo ha elaborato il suo dolore, ed è pronto a lasciare al passato gli eventi terribili e adesso vuole andare avanti, limpido, verso la morte. Assume una sorta di consapevolezza sacra, è come assistere alla conversione di una anima in pena in un anima sacra, che si libera dagli obblighi familiari, sociali e politici, ma anche dal desiderio e dall'ambizione, è comprende di essere parte della natura universale con cui adesso vuole riconciliarsi. 

Edipo a Colono è lo stesso personaggio di Edipo Re, ma con una consapevolezza totalmente diversa, più matura e luminosa. La maturità deve insegnare a essere felici malgrado le asperità.  In Antigone, capitolo finale della trilogia, che ci godremo l'anno prossimo,  il setting è nuovamente a Tebe ma in Edipo a Colono respiriamo una ambientazione rurale, elegiaca e poetica. Edipo a Colono è una invocazione a un dike. La speranza è stata soddisfatta?

Nè Elettra nè Edipo a Colono sono drammi disperati, gli eroi attraversano la tragedia per arrivare al grido di esultanza, arriva Dike. La sofferenza insegna a tenere accesa la speranza.

Il professore Massimo Cacciari imbeccato da una domanda del pubblico sulla responsabilità di Agamennone risponde "Non dovete vedere la tragedia dal punto di vista di chi è colpevole e chi è innocente" e non può che essere d'accordo chiunque ami il Teatro. Il ché mi fa pensare della inopportunità che INDA partecipi ad Agon, una pratica kafkiana in in cui all'interno del Teatro viene preso un personaggio tragico (interpretato dall'attore che lo mette in scena) e viene fatto processare in modo simulato da un vero giudice e accusato da un vero pubblico ministero. Questo per la sensibilità di chi ama la Tragedia è un attentato all'Arte teatrale e agli archetipi più profondi dell'umanità. Ringrazio il Professore Cacciari per avere anche se solo in minima parte ricordato a INDA di fare arte e non indugiare in queste storture.


Manifesto stagione teatrale INDA 2025


La recensione di Elettra


Foto INDA.

La regia di Elettra è affidata al palermitano Roberto Andò, è sicuramente un profilo altissimo, pensate che secondo la pagina Wikipedia l'iniziazione alla regia per Andò sia avvenuta per iniziativa di Leonardo Sciascia, diventando ben presto collaboratore di Francis Ford Coppola e Federico Fellini. Le sue più recenti pellicole vedono come protagonisti gli attori concittadini Ficarra e Picone. Non solo cinema ovviamente, anche grande Teatro, con numerosi e prestigiosi adattamenti e anche opere originali in collaborazione con Andrea Camilleri. Il suo assistente per l'opera è  Luca Bargagna. La sua interpretazione di Elettra è perfetta, probabilmente anche per merito della fuori classe Sonia Bergamasco, attrice insuperabile di cui parleremo a tempo debito ma che ha dato corpo e anima a Elettra. I movimenti sono ordinati e i tempi ben ritmati. Ho apprezzato il marchingegno metanarrativo che sovverte gli eventi narrati nella immaginazione di Oreste e il Pedagogo, meccanismo attivato all'inizio e spento in conclusione dall'assolo al pianoforte della Bergamasco sul pianoforte che troneggia nella scena. La regia è piacevole anche se non semplicissima, il coro è volutamente scomposto, in ogni caso è tutto preparato a puntino per consentire alla eccelsa protagonista di esprimere la sua bravura. I complimenti per la performance della Bergamasco sono mitigati da un resto del cast che si trova in difficoltà a dover relazionarsi con il sacro fuoco che accende la recitazione dell'Attrice.


Non posso esprimermi troppo bene delle scelte operate dalla costumista Daniela Cernigliaro e dalla sua assistente Pina Sorrentino, se il look di Elettra ricalca quello tradizionale della omonima pellicola del 1962 ed è semplicemente perfetto, per tutti gli altri personaggi, coro compreso, sembra che non ci sia una idea chiara. I costumi sono mischiati, da elementi che provengono da epoche e classi sociali differenti. Personalmente apprezzo la messa in scena non letterale quando è comunque lucida e ben focalizzata nell' aggiungere un significato ulteriore e moderno al testo. Non ho rinvenuto niente di simile nei costumi. Il coro, composto immagino delle studentesse dell’accademia INDA indossava un abito che ricordava vagamente Paola Cortellesi in C’è ancora domani, le tre voci del coro, indossavano calzature e avevano un abito più pregiato in tre declinazioni di colori verde, giallo e rosso. A me hanno ricordato le fate madrine di Cenerentola. Oreste, Pilade e il Pedagogo indossavano il chiodo alla Steven Segal fine anni ’90. A venticinque anni da Matrix ancora scontiamo l’idea che un avventuriero debba sembrare un reietto in una società sub urbana che forse è esistita solo in pellicola. A completare la loro bruttezza felpe con il cappuccio in pieno stile Mr. Robot. Sicuramente qualcosa che comunicasse l’ambiguità di un eroe mandato da un dio ambiguo poteva essere espressa con maggiore studio degli archetipi e un maggiore scambio di visione con gli altri comparti per armonizzare gli abiti che sembrano frutto di una scelta randomica, incoerente con la lettera della tragedia, incoerente con una trasposizione a epoca diversa. La sorella Crisotemi ha le scarpe, chiedo al costumista: le scarpe rappresentano l’accomodamento al regno di Egisto? Perché le indossano anche le voci del coro? Perché le indossa anche Oreste? Clitennestra ed Egisto, novelli e non molto simpatici Sandra e Raimondo, addirittura qualcuno ha messo una parrucca di Raperonzolo in testa alla Bonaiuto, Egisto più che un predatorio conte Dracula sembra un ragioniere in pensione in abiti da domenica pomeriggio. Unico personaggio, vestito e acconciato in modo coerente e la spettacolare Elettra.

Foto INDA.
Foto INDA.
Foto INDA.


La scenografia  di Giovanni Carluccio assistito da Sebastiana Di Gesù soffre della stessa confusione degli abiti. Se vogliamo specificare possiamo dire che in Teatro dovremmo aspettarci ambienti e costumi coerenti con luogo ed epoca della narrazione o della sua prima messa in scena. Certamente, un regista consapevole, può con la messa in scena tradire le coordinate spazio temporali per consentire una lettura ulteriore della vicenda. Invece, sembra che scenografia e costumi siano semplicemente semplici e senza senso, poveri di simboli, senza nessuna intenzione di accrescere un significato, ma anzi di dissimularlo sotto il nulla. La ricostruzione  del palazzo di Micene è decadente come vuole la moda teatrale, il palazzo e i suoi portali giocano la pareidolia, cioè quel meccanismo dell'emisfero sinistro del nostro cervello che cerca di schematizzare le facciate degli immobili in volti stilizzati. Però per convesso apprezzo moltissimo la scelta di Carluccio di evitare l'odioso video mapping in favore di tecniche di illuminazione tradizionali che danno consistenza alla scena.

La musica di Giovanni Sollima suona all’inizio e alla fine. Il musicista Palermitano è (dopo anche l'esperienza musicale di Aiace dell'anno precedente) una presenza sonora fissa del Teatro Greco e spero vivamente che presto si convinca a raccogliere queste produzioni in un concept album dedicato alla Tragedia Greca.

Il suono di Hubert Westkemper svolge correttamente il suo compito.

Riguardo I movimenti di Luna Cenere, non sono un esperto di danza e non sono capace di giudicarli, ma non mi sembra che le coreografie, anche fossero più complesse, possano in nessun modo impreziosire la lettera di Sofocle.

Sonia Bergamasco, attrice protagonista, artista da incorniciare nella "walk all of fame" di INDA ci regala una interpretazione Maiuscola, potente, immensa. Tanto da ridurre a sfondo il lavoro, professionale e pulito degli altri attori, senza minima speranza di reggere il confronto. Per la Bergamasco è la prima volta a Siracusa,  ma la sua lunga esperienza d'artista si vede tutta, interpreta Elettra come una persona malata nell’anima, arrabbiata, furiosa, estrema, tragicomica, Sonia Bergamasco è il Capitano che ci conduce in un grande viaggio. Sonia Bergamasco non tifa Elettra, ma la accompagna, la comprende, la accoglie pietosamente per restituircela integra come mai vista prima.

Foto INDA.


Cito per completezza gli altri ruoli e attori, tutti bravissimi, ma appunto oscurati da un Bergamasco ineguagliabile: Danilo Nigrelli il Padagogo; Roberto Latini Oreste; le corifee "parlanti" Paola De Crescenzo, Giada Lorusso, Bruna Rossi; Silvia Ajelli Crisotemi, Anna Bonaiuto Clitemnestra; Roberto Trifirò Egisto; Rosario Tedesco Pilade (non parla ma è simpaticissimo); Simonetta Cartia la Capo Coro.

In breve: un bello spettacolo tutto portato sulle spalle di Sonia Bergamasco.

La recensione di Edipo a Colono

Nel 2022 Robert Carsen mise in scena a Siracusa Edipo Re, lo spettacolo guadagna grande successo e apprezzamento di critica e pubblico, così allo stessa regista, cast e staff viene affidata la produzione dei due capitoli successivi, Edipo a Colono nel 2025, Antigone nel 2026.

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Carsen è un regista canadese di primo piano, soprattutto nel campo dell'Opera Lirica, che il sottoscritto ritiene l'arte teatrale più piena e complessa. La sua regia è altamente professionale e di gusto essenzialmente spettacolare come ci aveva mostrato in Edipo Re. I limiti di questa messa in scena, come vedremo nel corso della recensione, sono frutto del doveroso sviluppo delle scelte che erano state effettuate per lo spettacolo di tre anni fa.Il suo assistente è Stefano Simone Pintor.

Edipo a Colono è uno spettacolo meno riuscito di Edipo Re, meno nucleare e compiuto anche se comunque altamente godibile e ben fatto.  Il concetto fondante, cioè l'anzianità che dopo una vita travagliata si riappacifica nella morte, è diventato evanescente nel desiderio di essere eccentrici, la messa in scena logica ma non poetica. Edipo a Colono è la storia di un uomo anziano che ha molto sofferto in vita ma adesso che è anziano e alla fine dei suoi giorni è colmo di gioia e pace. Alla fine della messa in scena vedremo Sartori in abito da donna effettuare una sorta di danza moderna. Una santità espressa in modalità da velina che con tutto la buona volontà rimane ridicola.

La scena in cui il coro maschile fa la lotta a rallentatore se volutamente comica è riuscitissima, mi ha fatto pensare alla pellicola 300, film dopaminico con scarsa attenzione alla realtà storica in favore della giostra dell'intrattenimento (ma comunque ispirato dalla matita del geniale Frank Miller, paradossalmente anche creatore di Elektra come personaggio dei fumetti). Su questa oscillazione di ambiguità tra l'epico e il comico si assesta la cifra stilistica di questo Edipo a Colono.

Radu Borunzescu coadiuvato da Alison Isabel Walker cura la scenografia, riciclando quella tanto apprezzata scalinata  vista in Edipo Re e aggiungendo dei cipressi per dare il senso del bosco delle Eumenidi. Capisco l'essenzialità concettuale e la continuità con lo spettacolo, ma non posso dire che sia stata una scenografia suggestiva o immersiva.

Luis Carvalho confeziona degli abiti inattaccabili sotto il profilo dello sviluppo dell'idea visuale che aveva già posto in Edipo Re. I tebani sono cupi business men senza scrupoli, Teseo e la sua scorta sono in abito di lino chiaro, quindi sempre in abito ma nella sua variante luminosa e fresca, gli abitanti di colono sono vestiti da peoni in vesti chiare. Correttissimo, anche se non molto esaltante la resa finale. Il protagonista Edipo è vestito con i criteri di Ian Solo della saga di Star Wars, una manto nero lo copre perché apparentemente malvagio, spogliato del quale veste una tunica bianca, sentore della sua purezza. Polinice che veste la tuta mimetica ci rivela che in Antigone vedremo dei militari (che noia).

Cosmin Nicolae compone delle musiche non invasive, come è giusto in un spettacolo di Teatro Greco.

Il movimento di Marco Berriel, artefice della scena alla 300 di cui ho parlato prima, ma anche delle danze del coro femminile e dello "stacchetto" finale di Edipo "risorto". Scelte provocatrici come di moda che non incontrano il mio personale gusto.

Le luci di Robert Carsen e Giuseppe di Iorio sono buone, anche se si poteva osare di più nel combinare le ombre sulla scalinata.

Foto INDA.


Il protagonista è interpretato da Giuseppe Sartori, che è un bravissimo attore, che ci aveva entusiasmato nella interpretazione di Edipo Re, oggi paga lo scotto di non avere il  phisique du role del personaggio. Edipo a Colono è un anziano mendico alla fine dei suo giorni, l'immagine della fragilità, Giuseppe Sartori malgrado l'ottima tecnica e il trucco rimane un bell'uomo, attraente, in piene forze, con un fisico atletico e muscoli tonici. Inoltre aggiungo una delusione per la mancanza di nudo integrale, che a modo suo è un marchio identitario di questo grande attore. A un Edipo risorto come danzatrice avrai preferito di gran lunga un Edipo nudo e splendente che riacquista tutto il suo vigore, cosa che avrebbe anche riscattato l'intera performance giustificando, al di là della continuità di staff, il fatto che un giovane interpreti un anziano.

Foto INDA.

Fotinì Peluso è la migliore attrice di questa messa in scena, se a mio avviso Sonia Bergamasco è stata la migliore attrice protagonista tra le due opere, Peluso è la migliore attrice non protagonista delle due tragedie stagionali. Peluso è brava, anzi bravissima, consapevole del suo ruolo, di spessore, credibile. Questa giovane attrice diventerà certamente una istituzione del palcoscenico. Trovo bellissimo che l'eccellenza della recitazione sia stata espressa da due donne, una all'apice della tecnica  e l'altra al luminoso inizio. 

Tra gli altri attori cito la piacevolezza del Teseo interpretato da Massimo Nicolini, cito tutto il cast: William Caruso abitante di colono, Rosario Tedesco, Elena Polic Greco sono i capo coro rispettivamente di quello maschile e femminile; Clara Bortolotti Ismene; Paolo Mazzarelli  Creonte come già visto in Edipo Re; Pasquale Montemurro messaggero; Simone Severini Polinice. Coro: Andrea Bassoli, Guido Bison, Sebastiano Caruso, Spyros Chamilos, Gabriele Crisafulli, Manuel Fichera,Elvio La Pira, Emilio Lumastro, Roberto Marra, Jacopo Sarotti, Sebastiano Tinè. Seguito di TESEO: Samuele Cannoni , William Caruso, Andrea Catalano, Christian D’Agostino, Carloandrea Pecori Donizetti, Pasquale Montemurro, Daniele Sardelli, Federico Valentini.Seguito di CREONTE: Gabriele Esposito, Salvatore Mancuso, Lorenzo Patella, Tommaso Quadrella.

In breve: un bello spettacolo ma, forse per colpa delle troppo alte aspettative, non entusiasmante come il primo capitolo.

Sia lo spettacolo di Elettra che quello di Edipo a Colono nella replica a cui ho assistito si sono conclusi con la standing ovation del pubblico.

Il pubblico del Teatro Greco di Siracusa

Il pubblico del Teatro  a Siracusa è nella maggior parte dei casi discreto e amante del Teatro. Tuttavia ho notato un altissimo grado di analfabetismo funzionale. In particolare all'inizio dello spettacolo di Edipo a Colono, malgrado la voce filo diffusa avesse annunciato l'inizio dello spettacolo, molti spettatori non avevano compreso che lo spettacolo fosse già iniziato. Non è tutta colpa del pubblico, forse dobbiamo rassegnarci all'idea che anche il pubblico del teatro va preso per mano e guidato nella comprensione come avviene al cinema e in televisione, altrimenti non riesce a cogliere aspetti indispensabili come il fatto che lo show è iniziato. In secondo luogo imploro INDA di non convenzionare  più biglietti con scolaresche, a questi ragazzi non importa niente del Teatro, un po' per ruolo, un po' per gli insegnanti incapaci di affascinarli e si comportano esattamente come fanno a scuola, scherzi e sberleffi, escapismo e quant'altro, non ha senso portarli a Teatro, concedergli così tanti posti a prezzo ridotto per disturbare lo spettacolo, il Teatro Greco è in perenne sold-out e un modo per concedere agli appassionati reali di partecipare è destinare loro i posti che vengono svenduti a ragazzini distratti. 

Saluti finali

Spero che questa doppia recensione sia interessante, io non sono un esperto o se lo sono giudicate voi, sono un amante del Teatro e di Siracusa, spero nel mio piccolo di aiutare anime affini a orientarsi in questo spettacolare universo. Se questa recensione ha offeso qualcuno chiedo scusa, non era mia intenzione, tutte le persone che lavorano e collaborano con INDA sono grandi professionisti che consentono alla città di godere di vera arte. Questo blog è solo un gioco, il gioco di criticare con ferocia ogni aspetto di questo patrimonio in modo di rivendicare il diritto del semplice spettatore alla critica, perché anche nella critica, forse anche più che nell'applauso sta' il divertimento per l'appassionato, che poi è il cuore pulsante e la benzina di questo indotto. 

Oliveri 

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